Il busto-monumento di Geo Milev si trova nel parco dell’omonimo distretto della capitale.
Georgi Kasabov Milev nacque il 15 gennaio 1895 a Radnevo. Ancora bambino, la famiglia si trasferì a Stara Zagora e lì, nel 1911, il futuro poeta si diplomò al liceo. Fu proprio durante il liceo che il giovane si appassionò alla letteratura, ricoprendo diversi ruoli: poeta, traduttore, umorista, illustratore. Studiò brevemente filologia romanza all’Università di Sofia, per poi proseguire gli studi superiori a Lipsia, dove si dedicò alla filosofia e all’arte teatrale. Fu anche affascinato dalla poesia tedesca moderna.
Dopo lo scoppio della Prima Guerra Mondiale, si recò a Londra e conobbe la letteratura inglese. Nel 1915 tornò in Bulgaria e nel 1916 fu arruolato nella scuola per ufficiali di riserva di Kniazhevo. Georgi Milev prestò servizio nel 34° Reggimento Troiano e prese parte all’epopea di Doiran. Durante un bombardamento di artiglieria nemica nel 1917, fu gravemente ferito alla testa e perse un occhio. Trascorse gli anni successivi in Germania, dove subì diverse operazioni e fu testimone dei nuovi fenomeni della letteratura tedesca sorti dopo la sconfitta della Germania in guerra. Nel 1919, il poeta tornò a Sofia e iniziò a pubblicare la rivista “Libra”, che divenne rapidamente un forum per simbolisti e impressionisti in Bulgaria. La vita socio-politica in Bulgaria e i problemi tra i contadini e l’Accordo Popolare cambiarono le opinioni del giovane artista, che si radicalizzò sempre di più.
Nel 1924 iniziò a pubblicare la rivista “Fiamma”, su cui fu pubblicata la poesia “Settembre”, l’opera più famosa di Geo Milev. Dopo l’attentato alla chiesa di “Sveta Nedelya”, Geo Milev, come molti intellettuali di sinistra, si presenta davanti al tribunale. A causa della poesia “Settembre”, il 14 maggio 1925 fu condannato a un anno di carcere, a una multa di 20.000 leva e alla privazione dei diritti civili e politici per 2 anni. Il poeta fece appello contro la sentenza, ma il 15 maggio fu arrestato e scomparve senza lasciare traccia. Negli anni ’50, in una fossa comune a Iliantsi, furono rinvenuti resti che si suppone appartenessero al poeta, molto probabilmente ucciso dagli autori del “terrore bianco”.
