Negli anni successivi, la Bulgaria attraversò una serie di riforme politiche ed economiche, segnando la sua transizione verso la democrazia e un’economia di mercato. La durata di questo periodo di transizione è oggetto di dibattito tra studiosi e analisti.
Il 15 novembre 1990, la VII Grande Assemblea Nazionale cambiò il nome dello Stato da Repubblica Popolare di Bulgaria a Repubblica di Bulgaria, a dimostrazione di un allontanamento dal suo passato comunista.
Il 7 dicembre 1989, tredici gruppi politici non comunisti si unirono per formare l’Unione delle Forze Democratiche (UDS). Želio Želev fu scelto come suo leader dal Consiglio di Coordinamento dell’UDS.
Successivamente, il 3 gennaio 1990, fu istituita la Tavola Rotonda, un nuovo organismo politico, con l’obiettivo di facilitare il dialogo e la cooperazione tra le diverse fazioni politiche.
Il 4 gennaio 1990, fu fondato il Movimento per i Diritti e le Libertà (MRO), che rappresenta gli interessi delle minoranze etniche bulgare.
L’arresto di Todor Živkov, il 29 gennaio 1990, con l’accusa di abuso di potere e appropriazione indebita, segnò un momento significativo nel panorama politico bulgaro.
Un XIV Congresso straordinario del Partito Comunista Bulgaro (BKP) fu convocato dal 30 gennaio al 2 febbraio, con l’obiettivo di rinnovare e riformare il partito. Il congresso portò alla chiusura del Politburo e del Comitato Centrale. Alexander Lilov sostituì Petar Mladenov alla guida del partito.
Il 23 febbraio 1990, una grande manifestazione a Sofia, che coinvolse quasi 200.000 manifestanti, espresse il malcontento per la lentezza dei colloqui della Tavola Rotonda.
Inoltre, la festa nazionale bulgara fu posticipata dal 9 settembre al 3 marzo, il 27 febbraio, a simboleggiare l’uscita dall’era comunista.
A giugno si tennero le elezioni per la VII Grande Assemblea Nazionale, vinte dal Partito Socialista Bulgaro (BSP), scatenando il malcontento tra le forze anticomuniste.
I successivi scioperi studenteschi di occupazione e la creazione di una “Città della Verità” nella capitale, insieme all’incendio della Casa del Partito, dimostrarono un diffuso malcontento per la situazione politica prevalente.
Il presidente Petar Mladenov si dimise nel mezzo di questi sviluppi, aprendo la strada a Zhelio Zhelev, che divenne il primo presidente democraticamente eletto della Bulgaria l’8 agosto 1990.
Il 12 luglio 1991, la VII Grande Assemblea Nazionale della Bulgaria adottò la Costituzione della Repubblica di Bulgaria, che fornisce il quadro giuridico per il governo del paese e i diritti fondamentali dei suoi cittadini.
Durante il governo di Dimitar Popov, spesso definito “il governo delle speranze”, dal 1990 al 1991, furono compiuti sforzi per la liberalizzazione dei prezzi, segnando una transizione verso un’economia più orientata al mercato.
Il 7 maggio 1992, la Bulgaria ottenne lo status di membro a pieno titolo del Consiglio d’Europa, integrandosi ulteriormente nel quadro politico e giuridico europeo.
Il percorso della Bulgaria verso una maggiore integrazione internazionale continuò con l’adesione alla NATO il 29 marzo 2004, rafforzando la cooperazione in materia di sicurezza con gli altri Stati membri dell’alleanza.
Successivamente, il 25 aprile 2005, la Bulgaria firmò il Trattato di Adesione all’Unione Europea, a dimostrazione del suo impegno ad aderire all’UE. Il trattato fu ratificato dalla XXXIX Assemblea Nazionale l’11 maggio dello stesso anno.
Dal 1° gennaio 2007, la Bulgaria è membro a pieno titolo dell’Unione Europea, ottenendo l’accesso al mercato unico dell’UE e partecipando alle sue istituzioni politiche.
Inoltre, il 1° gennaio 2018, la Bulgaria ha assunto la presidenza del Consiglio dell’Unione europea per un mandato di sei mesi, offrendole l’opportunità di influenzare l’agenda politica e le priorità dell’UE durante il suo mandato.
