Nella Prima Guerra Balcanica (1912-1913), la Bulgaria entrò nel conflitto con l’obiettivo di raggiungere l’unificazione nazionale. L’esercito bulgaro condusse le sue principali operazioni in diverse regioni, tra cui Lozengrad, Ljuleburgas, Bunarhisar, Chataldzha, Bulair-Sharkoi ed Edirne. Nel frattempo, le forze serbe e greche erano impegnate in operazioni militari a Vardar e nella Macedonia Egea. La guerra si concluse con una vittoria alleata e la firma del Trattato di pace di Londra del 1913, con il quale la Turchia rinunciò a tutti i territori a ovest di Media-Enos.
Tuttavia, sorsero controversie tra Bulgaria, Serbia e Grecia riguardo alla distribuzione dei territori conquistati. La Serbia rivendicava una parte significativa della Macedonia Vardar, mentre la Grecia cercava il controllo della Macedonia Egea da essa occupata. Le tensioni si acuirono quando Grecia e Serbia firmarono un trattato di alleanza con orientamento anti-bulgaro il 19 maggio 1913, ponendo di fatto fine all’Unione Balcanica.
Successivamente, il 16 giugno, per ordine di Ferdinando I, che era anche comandante in capo delle truppe bulgare, la Bulgaria lanciò un attacco contro i suoi ex alleati, dando inizio alla Seconda Guerra Balcanica (1913). Questa decisione pose la Bulgaria in guerra con tutti i paesi confinanti. Infine, il 28 luglio, il governo di Vasil Radoslavov firmò il Trattato di Pace di Bucarest, seguito dal Trattato di Pace di Costantinopoli il 16 settembre. L’esito della guerra segnò una significativa sconfitta per la Bulgaria e fu visto come la prima catastrofe nazionale per il popolo bulgaro.
La Bulgaria si ritrovò sempre più isolata nei Balcani, senza il sostegno delle Grandi Potenze. In risposta, il governo di Vasil Radoslavov cercò di stringere legami più stretti con la Germania e l’Austria-Ungheria, una mossa che influenzò la decisione della Bulgaria di unirsi alle Potenze Centrali allo scoppio della Prima Guerra Mondiale (1914-1918). Il 24 agosto 1915, la Bulgaria firmò un trattato con la Germania, insieme a una convenzione che coinvolgeva Germania, Austria-Ungheria e Bulgaria, oltre ad accordi con la Turchia. Successivamente, il 1° ottobre, la Bulgaria dichiarò guerra alla Serbia, seguita da una dichiarazione di guerra alla Romania il 1° settembre 1916 e alla Grecia il 26 giugno 1917.
La prolungata durata della guerra esacerbò la crisi finanziaria, economica e alimentare della Bulgaria. Anticipando il crescente malcontento, un movimento pacifista emerse al fronte, accompagnato da manifestazioni all’interno del paese. Questo malcontento portò infine a un tentativo armato di porre fine alla guerra e rovesciare la monarchia. Di conseguenza, il 3 ottobre 1918, Ferdinando I abdicò in favore del figlio Boris Turnovskij. Il giorno seguente, lo zar Boris III emanò un decreto per la smobilitazione delle forze armate bulgare, occupate dalle truppe delle potenze alleate.
