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Divisione amministrativa del Regno di Bulgaria dopo il 1941.

Storia dello Stato

Il 15 settembre 1939, sullo sfondo dell’escalation delle tensioni nella Seconda Guerra Mondiale, il governo bulgaro fece un annuncio significativo, dichiarando una politica di neutralità. Questa decisione mirava a evitare un coinvolgimento diretto nel conflitto. Nell’agosto dello stesso anno, la Bulgaria consolidò la sua posizione stipulando un patto di non aggressione sia con la Germania che con l’URSS.

A seguito di queste manovre diplomatiche, Bogdan Filov assunse la presidenza della nuova carica il 16 febbraio 1940, inaugurando un periodo di leadership in un’epoca turbolenta. Tuttavia, pressioni esterne, in particolare da parte di Germania e URSS, influenzarono le decisioni di politica estera della Bulgaria. Con il consenso della Gran Bretagna, la Bulgaria firmò l’Accordo di Craiova del 1940, che portò alla restituzione della Dobrugia meridionale.

Il 1° marzo 1940, la Bulgaria si allineò ulteriormente alle potenze dell’Asse firmando il Trattato di adesione al Patto Tripartito, unendosi a Germania, Italia e Giappone. Nonostante queste affiliazioni, la Bulgaria inizialmente si astenne da un coinvolgimento militare diretto, anche quando le ostilità scoppiarono nei Balcani il 6 aprile 1941.

Dopo la capitolazione di Jugoslavia e Grecia, la Bulgaria espanse i suoi possedimenti territoriali, ottenendo il controllo della Moravia, della Macedonia orientale del Vardar, della Macedonia orientale dell’Egeo e della Tracia occidentale. Tuttavia, il ruolo della Bulgaria nella guerra rimase in qualche modo simbolico, poiché le sue truppe non furono schierate sul fronte orientale, nonostante l’attacco tedesco all’Unione Sovietica il 22 giugno 1941.

Tra mutevoli alleanze e dinamiche internazionali, la Bulgaria mantenne relazioni diplomatiche con l’URSS per tutta la durata del conflitto. Ciononostante, il 12 dicembre 1941, il governo di Filov dichiarò una guerra “simbolica” contro Stati Uniti e Gran Bretagna, allineandosi agli interessi dell’Asse ed evitando lo scontro diretto sul fronte orientale.

Durante il tumultuoso periodo della Seconda Guerra Mondiale, la Bulgaria si distinse tra le potenze dell’Asse come l’unico paese in cui emerse un movimento partigiano. Nel luglio del 1942, il Partito dei Lavoratori Bulgaro compì un passo significativo istituendo il Fronte Patriottico, una coalizione volta a contrastare l’influenza dell’Asse. Questa alleanza acquistò ulteriore slancio con la formazione del Comitato Nazionale del Fronte Patriottico nell’agosto del 1943.

Uno dei momenti decisivi fu nel 1943, quando la Bulgaria intervenne per impedire la deportazione di migliaia di ebrei bulgari nei campi di concentramento tedeschi, un atto coraggioso nel mezzo delle atrocità dell’Olocausto. Tuttavia, il 28 agosto 1943, la morte improvvisa dello zar Boris III segnò una svolta fondamentale. In violazione della Costituzione, fu istituita una reggenza composta da Bogdan Filov, il principe Kiril Preslavski e il generale Nikola M. Mihov, che governò per conto del giovane zar Simeone II.

Questa transizione al vertice coincise con sviluppi significativi sulla scena internazionale. Il 14 settembre 1943, la reggenza nominò un governo apartitico guidato dal Primo Ministro Dobri Bozhilov, segnando un cambiamento nel panorama politico bulgaro. Tuttavia, con l’intensificarsi del conflitto, la Bulgaria si trovò ad affrontare la dura realtà dei bombardamenti di guerra, con incursioni aeree anglo-americane che colpirono Sofia e altri centri urbani tra la fine del 1943 e l’inizio del 1944. Questi bombardamenti sottolinearono la crescente pressione e instabilità che la popolazione bulgara stava affrontando con l’infuriare della guerra.

I conseguenti tumulti politici accelerarono la formazione di un nuovo governo apartitico, guidato dal Primo Ministro Ivan Bagryanov, che governò dal 1° giugno al 2 settembre 1944. Di fronte all’incombente prospettiva di un intervento sovietico, l’amministrazione di Bagryanov avviò negoziati ad Ankara e al Cairo con la Gran Bretagna e gli Stati Uniti, chiedendo il loro aiuto per orchestrare il ritiro dalla guerra.

Nell’ambito di queste manovre diplomatiche, emerse un governo che rappresentava l’opposizione legale, con Konstantin Muraviev che assunse la carica di primo ministro dal 2 al 9 settembre 1944. Questo governo di transizione dichiarò prontamente una politica di neutralità e avviò il ritiro delle forze di occupazione bulgare dalla Jugoslavia e dalla Grecia.

Tuttavia, gli eventi presero una svolta drammatica il 5 settembre 1944, quando l’Unione Sovietica dichiarò guerra alla Bulgaria. Successivamente, il territorio bulgaro fu rapidamente occupato dalle truppe sovietiche, culminando nel colpo di stato del 9 settembre, che segnò un momento cruciale nella storia del paese.

Il 9 settembre 1944, un governo che rappresentava il Fronte Patriottico prese il potere, con Kimon Georgiev, leader del circolo politico “Zveno”, alla sua guida. Ciò segnò l’inizio di un nuovo ordine politico caratterizzato da un sistema democratico popolare, con il Partito dei Lavoratori Bulgaro (Comunisti) che assunse un ruolo dominante. La presenza dell’esercito sovietico in Bulgaria durante questo periodo, dall’8 settembre 1944 al 14 dicembre 1947, fu determinante nel consolidare e mantenere l’autorità del nuovo regime.

Per affrontare le presunte trasgressioni commesse in tempo di guerra, fu emanata un’ordinanza-legge per facilitare i processi degli individui implicati nel coinvolgimento della Bulgaria nel conflitto globale. Furono emesse complessivamente 2.730 condanne a morte, mentre 1.305 persone ricevettero l’ergastolo e 4.312 furono condannate a pene detentive da 20 a un anno. Inoltre, 808 persone furono sottoposte a condanne condizionali, mentre 1.516 furono assolte e 451 casi furono archiviati.

Tra le persone condannate figuravano personaggi di spicco come i reggenti principe Kiril Preslavskij e Bogdan Filov, nonché gli ex primi ministri Ivan Bagryanov e Dobri Bozhilov. I processi riguardavano ministri, alti funzionari pubblici, consiglieri di palazzo, rappresentanti del popolo, alti funzionari militari e di polizia, agenti di polizia, membri di organizzazioni politiche, giornalisti, gendarmi, sindaci, sacerdoti ed educatori.

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